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Tholin Kydar è un aspirante Pioniere della Loggia di Capo Ventura che a quanto detto da Naesala Ertoris, possiede poteri unici al mondo.

Descrizione

Alto 1,65m per 50 chili di peso, la sua esile corporatura è tipica dei mezzelfi come lui. Possiede un occhio nero, il destro, e uno azzurro, il sinistro, mutato in seguito al patto con il suo patrono.

Pantaloni di stoffa grigio-beige; camicia di stoffa verde; stivali al ginocchio di pelle marrone; cintura di pelle marrone; due borselli da cintura; giacca aperta con cappuccio, lunga fino al ginocchio, di stoffa grigio-beige.Come arma uso una specie di frusta, ma composta da una lama di pugnale alla fine di una leggera catena; la catena è abbastanza robusta da sopportare la maggior parte dei colpi, ma non abbastanza da sostenere il mio peso. Scelta dopo averla vista in azione nelle mani di Penderrin “Pen” Thorngate, un mercenario halfling che avevamo assunto per una delle nostre avventure; Pen ne usava due contemporaneamente, per creare un vortice di morte attorno a sé, oppure perdondolarsi tra i rami degli alberi.

Sono più felice in una vecchia tomba polverosa assieme ai miei fidati compagni, che in mezzo alla civiltà con degli illustri sconosciuti. Mi trovo a disagio nelle occasioni mondane, o se devo parlare in pubblico o con una ragazza.

Mi rifiuto di fare del male ad innocenti ed indifesi; non mi piace nemmeno quando lo fa qualcun'altro, ma non sento la necessità né di impedirlo né di vendicarlo, perché non è quello il mio lavoro... a meno che non abbia particolare interesse per l’innocente/indifeso in questione (parente, amico, posso ottenere qualcosa di interessante in cambio)! Non mi piace la violenza gratuita, ma non ho esitazioni ad uccidere un nemico in combattimento.

Leggi e regolamenti possono essere utili, ma anche dare problemi, quindi decido di volta in volta (valutando il rapporto rischi-benefici) se seguire una legge o infrangerla.

La conoscenza è tutto; solo tramite di essa possiamo migliorare noi stessi e il mondo in cui viviamo; e la conoscenza più importante è quella del passato, perché chi ignora il passato commetterà gli stessi errori anche in futuro. Il mio scopo è preservare l’eredità lasciatami dai miei zii, continuando il loro lavoro.

A causa di un’incidente con un ragno, durante una delle mie prime avventure coi miei zii (uno dei nostri aiutanti era stato intrappolato e morso da un ragno gigante ma, dopo essere stato liberato, sembrava tutto a posto; un paio di giorni dopo, però, morì a causa di tutti i piccoli ragni che gli esplosero fuori dalla pancia), ora ho un terrore folle di quelle bestiacce… e, col mio lavoro, mi capita di vederle quasi sempre!

Quando sono in una situazione stressante tendo a parlare senza riflettere, finendo spesso per insultare la gente sbagliata.

Antefatto

I miei genitori sono Lea Kydar (comune umana) e Kelvhan Naefiel (ranger elfo); ben presto la passione tra i due si spegne, spingendoli a separarsi quando avevo solo 4 anni; quando compii 6 anni, poiché gli ricordavo troppo l’ex marito, mia madre preferì affidarmi alle cure di suo fratello maggiore (Abelor Kydar, ladro umano), un noto esploratore e studioso di antiche civiltà.

Fortunatamente mio zio e suo marito (Tharusk Shardmoon, bardo mezzorco) furono ben felici di accogliermi e allevarmi, non potendo avere figli; nella loro libreria trovai una valvola di sfogo alla mia insaziabile sete di conoscenza; i due, invece di essere infastiditi dalle mie continue domande, erano deliziati dalla mia intelligenza; in breve, divenni il loro aiutante preferito, sia nelle ricerche in biblioteca che nelle esplorazioni sul campo.

Nel frattempo mia madre si era risposata (Gelben Vordan, mercante umano), e aveva avuto altri due figli (la maggiore Elhaine, 9 anni meno di me, il minore Rebas, 13 anni meno); i rapporti tra me e mia madre, pur non essendo ostili, sono piuttosto tesi ed imbarazzanti; stranamente, invece, quelli col mio patrigno sono molto più tranquilli e rilassati; quelli con Elhaine e Rebas (io ODIO i termini “sorellastra” e fratellastro”!) sono addirittura ottimi, visto che adorano sentire antiche storie e leggende, e i racconti delle mie avventure, e io adoro narrarglieli.

Due anni fa - il 18/5/1490 - io e i miei zii abbiamo la nostra ultima, sfortunata, avventura insieme; dopo aver scoperto i misteriosi resti di una civiltà sconosciuta, in un’isola lontana, la nave torna verso Capo Ventura, quando incappa in una tempesta che ci fa affondare; dopo aver lottato a lungo con i flutti, aggrappato ad un pezzo di scafo, per la stanchezza perso i sensi.

Quando mi risveglio, invece di essere affogato, scopro di essere in una bolla d’aria, sott’acqua; all’improvviso l’acqua attorno a me diventa fosforescente, e vedo che la bolla è tenuta in mano da un’immensa creatura; il suo aspetto mi sconvolge, attirandomi e ripugnandomi in egual misura; invece di divorarmi, come temo, la creatura mi parla telepaticamente, offrendomi un patto; ha visto che sono interessato alle antiche civiltà, soprattutto quella scoperta da mio zio, e la cosa ha attirato la sua attenzione; mi promette di risparmiarmi la vita, riportarmi a terra, e fornirmi poteri per continuare i miei studi, se scoprirò cosa ne è stato del popolo a cui appartengono quei ruderi, che una volta la adorava come una divinità, ma che poi l’ha tradita, imprigionata, e infine è fuggito dove lei non può raggiungerlo.

Dalle sue parole intuisco che le serve il loro aiuto (o, quanto meno, le loro conoscenze) per sfuggire alle catene che la bloccano in quel tratto di mare; mi avvisa che, se accetto il patto, saremo legati, e quindi nessuna distanza potrà salvarmi dalla sua vendetta, se la tradisco come hanno fatto loro. Spinto dalla paura, ma anche dalla mia insaziabile curiosità, accetto il patto; un dolore atroce mi attraversa la mente e il corpo, e svengo di nuovo; vengo svegliato dalle grida e dalle pacche di alcuni marinai, che mi hanno trovato su uno dei moli di Capo Ventura; un ubriacone che bazzica la zona afferma di avermi visto depositare lì, poco prima dell’alba, da un tentacolo di acqua fosforescente.

Da allora uno dei miei occhi è diventato azzurro (prima erano entrambi neri), anche se la mia vista non è cambiata (ma alcuni dicono che talvolta il mio occhio azzurro sembra brillare fiocamente nell’oscurità); credo che questo sia il “segno” del mio patto con il mio patrono; un altro “segno” è la misteriosa sfera di vetro, che ho trovato lo stesso giorno in una delle tasche del mio abito, e che prima non avevo.

Ora vivo nell’antica villetta di pietra dei miei zii, curando i loro averi e la loro collezione, e portando avanti le loro ricerche; assieme a me abita anche Rhunaya Stonebroom (nana barbara), un’anziana (ma ancora determinata e pericolosa!) ex-avventuriera, che ora svolge il compito di governante, cuoca, e custode della casa. Rhunaya (guai a chiamarla solo Rhuna… solo pochi eletti, tra cui io, possono farlo senza ritrovarsi la testa spaccata!) lavorava presso i miei zii sin da prima che mi adottassero, ed è stata la cosa più vicina ad una madre che io abbia avuto, nonostante il suo carattere burbero e scontroso.

Capo Ventura

Deciso a replicare la spedizione verso Minos dei suoi zii, nonostante il parere contrario di Rhuna, si rivolge a Naesala Ertoris che gli suggerisce di compiere un'impresa per farsi notare dalla Loggia; dopo aver trattato con il giornalista Benedict Countrybatch si unisce a Raftal alla ricerca del famigerato Cappuccetto rosso, ma durante un incontro finito male con un troll, muore e risorge di fronte agli occhi del suo nuovo compagno. Quest'ultimo gli rivela intanto di essere uno Gnor.

Invitato a una riunione del Consiglio Ristretto, viene sbattuto fuori dopo l'insubordinazione dei suoi compagni. Partecipa poi all'assalto della Biancospino e infine decide di vendere la storia dell'impresa a Francis de la Court, diretto concorrente di Benedict, per ottocento monete d'oro. Offre ospitalità a Elle, Deneb e Raftal presso casa sua. Dopo poco decidono di comune accordo di formare una spedizione apposita per investigare il relitto della Odysseus, riaffiorata temporaneamente su una secca per via delle mutevoli correnti.

Poteri

Secondo quanto detto da Naesala, i suoi poteri sono unici al mondo.

Globo

Una sfera di vetro poco più piccola del palmo della mia mano, piena di un fumo verde-azzurro che si muove pigramente anche se la scuoto vigorosamente (anche se, alle volte, il fumo sembra quasi formare delle figure); accostandola all'orecchio sembra di udire un lieve mormorio, ma solo se c'è assoluto silenzio, e nemmeno allora si può essere sicuri; talvolta faccio degli strani sogni, se mi addormento tenendola in mano; infine, oltre ad essere apparentemente indistruttibile, sembra avere l'inquietante capacità di tornare sempre da me (apparendo quando nessuno guarda), anche se la dimentico o me la rubano.

Libro delle Ombre

La copertina del libro è rivestita di pelle con piccole squame lucide, e ornata con piccole decorazioni di madreperla a tema acquatico (pesci, conchiglie, alghe, stelle marine, eccetera); le squame sono di tutte le possibili tonalità del verde, azzurro, blu, e viola, e non ce ne sono due adiacenti dello stesso colore; i fogli all’interno sono fatti una specie di pergamena molto liscia e flessibile, con una sfumatura azzurrina, che al tocco pare costantemente umida ma che non bagna.

Patrono

Samshiel dell'Eclissi si presenta a Tholin in varie forme; la prima volta che si sono incontrati, nelle profondità marine nei pressi di Minos, aveva questa forma:

Così alta che nella sua mano paio una formica; dalla vita in su appare umanoide, ma al posto delle gambe ha 8 tentacoli da piovra (2 sono più lunghi; alla base i tentacoli sono uniti da una membrana, dando l'impressione che indossi una specie di gonna). Ha 4 braccia; le due superiori al posto delle mani hanno chele da granchio, mentre le due inferiori al posto delle mani hanno delle stelle marine (il polso si innesta al centro del dorso).

Il corpo e la testa sono sottili ed allungati, ricordando come forma e corporatura gli elfi; pelle azzurra, con striature e macchie violacee bordate di marrone; sulla pelle sono presenti piccole chiazze di balani, coralli, spugne e anemoni; i lunghi capelli verdi paiono alghe, e le orecchie sembrano pinne di pesci ; gli occhi sembrano due perle nere, dentro cui brucia un fuoco freddo come il ghiaccio (la pupilla è un foro dai bordi estremamente irregolari e sfrangiati, ed emette una luce azzurra); non ha né naso né bocca (per comunicare usa la telepatia), ma ha branchie sia sul collo che sul busto.

Il suo aspetto sembra fatto apposta per disgustare e affascinare allo stesso tempo, essendo dotata di una bellezza aliena ed inquietante.

In altre occasioni si è mostrato come un Kraken, un Leviatano o con forme oniriche indescrivibili a parole.


Dati di Gioco

  • Scheda [D&D5e] [1]