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Ithil Mornen Estel era un'elfa acquatica di Nuova Minos, apprendista druido del Circolo della Luna e avanguardia della Vingilot.

Descrizione


Antefatto

I fatti qui accaduti hanno come punto di riferimento l'anno 1495, tre anni dopo gli eventi che portarono ai quattro della Biancospino di riunirsi.

Tempo fa, in una piccola colonia sul fondale marino, Dôr Nestad viveva un’elfa acquatica di diciassette anni, chiamata Ithil “Môrnen” Estel.

Nonostante la bellezza del fondale, la creatura era sempre stata attratta dal mondo esterno, che si trovava oltre quella vasta linea azzurra che segnava la superficie del mare. Godeva di una curiosità unica e, anche se con molta cautela, non perdeva occasione per uscire dall’acqua ed ammirare la meravigliosità, ed anche la stranezza, di quella vegetazione e di quelle creature circostanti.Ma se c’era una cosa che l’attraeva più di tutte quella era la luna, che splendeva alta ed imponente nel grande cielo sopra di lei.Una tarda sera, girovagando in una piccola radura, venne attratta da un forte bagliore proveniente dal ramo di un frassino.Si avvicinò lentamente in direzione dell’albero, con occhi pieni di curiosità. Tra le foglie vide da lontano una grande aquila accovacciata. Quest’ultima custodiva con cura, tra i suoi artigli, una gemma d’opale che splendeva di luce propria.La piccola creatura inizialmente ne ebbe molta paura, poiché non aveva conoscenza né del mondo druidico né del mondo animale, appartenente alla terra. Ne era spaventata, le ricordava un altro essere che era solito cacciare, con astuzia e con gran velocità, i pesci che si aggiravano vicino alla superficie del mare, che vide in quelle occasioni in cui lasciava la sua colonia.

Ad Ithil parve che quel regale animale la stesse guardando dritta dritta nei suoi grandi occhi verdi, quasi come se volesse comunicare con lei. Ma non aveva uno sguardo minaccioso. Ella decise di muoversi lentamente per avvicinarsi ancor più al frassino.All’improvviso, da uno dei suoi grandi artigli, l’aquila lasciò cadere la pietra accanto alle grandi radici che sporgevano dall’albero… e sparì.Ella sentì dei sussurri lontani, in una lingua a lei ignota, cercava di capire da dove provenissero ma non vide nessuno, allora la sua attenzione si focalizzò sulla gemma che giaceva ai suoi piedi.Il suo primo istinto fu quello di volerla raccoglierla, e da lì capì che la sua vita, la sua esistenza e la sua percezione del mondo sarebbero cambiate per sempre.La creatura sfiorò timorosamente la pietra preziosa con un dito, sentì che era liscia e fredda.Nuovamente i sussurri si fecero sentire ed essa venne spinta a raccoglierla.Prese la gemma d’opale tra le sue piccole mani e, con grande meraviglia, divenne liquida. Ora un fluido argenteo giaceva nelle mani della ragazza. Lentamente si prosciugò e sparì… ma ad un tratto, strani disegni iniziarono ad apparire sulle sue mani. Partivano proprio dai suoi palmi e si diramavano lungo le braccia... successivamente la ragazza notò che in mezzo al suo petto risiedeva un’accecante luce.In quel momento ella ebbe delle visioni, non propriamente nitide, anzi, molto confuse ed inspiegabili. Inizialmente vide un cielo, un paesaggio… l’aria era fresca ed il sole dorato, tutto era scorto da una prospettiva a lei ignota… probabilmente non soltanto a lei.

Successivamente la visione cambiò e vide lo stesso paesaggio ma avvolto dal buio tenebroso, ma tutto era rassicurato ed illuminato dal tepore argenteo della luna, quella che lei amò, sin da quando l’ebbe scoperta per la prima volta. Essa creava uno splendido pathos tutto attorno, baciando con la sua pallida luce tutto ciò che sfiorava.Questo era tutto ciò che riuscì a cogliere da quella commistione di nuove sensazioni prima di perdere i sensi e cadere in un sonno profondo accanto alle radici del frassino.Al mattino venne svegliata da una roca, ma amichevole voce. Si stropicciò gli occhi e vide davanti a lei un’anziana elfa. Si presentò, disse di chiamarsi Yggdril.Si sedette accanto alla creatura e, con molta lentezza, iniziò a raccontare una lunga storia che parlava di antenati del passato, di luoghi inesplorati, di guardiani, di rovine, di ricerche e di mille altre cose… ma la ragazzina non capì molto, le sembrava tutto molto strano… allora Yggdril smise di parlare e disse alla giovane: <<guarda il tuo petto, lì è inciso il tuo destino! >>. Ithil scostò la sua casacca e con grande meraviglia lo vide, un particolare simbolo, proprio in mezzo al suo petto, che si congiungeva alle trame dei disegni argentei che si erano originati precedentemente dai suoi palmi.L’anziana disse che il suo tempo stava per giungere al termine, si alzò in piedi reggendosi al suo bastone dalla strana forma… disse alla giovane di averla osservata a lungo prima di potersi rivelare a lei.La creatura era sopraffatta dagli eventi, quasi stordita… l’anziana si scusò dicendo che non c’era più tempo a disposizione e che tutte le sue domande avrebbero avuto una risposta soltanto se si sarebbe recata dai Druidi del Circolo della Luna, e sarebbe diventata lei stessa una di loro, solo così avrebbe potuto capire appieno il suo destino, una volta cresciuta, le disse: <<dopo aver completato l’ addestramento al circolo, tra 3 anni da questo preciso giorno, quando la luna sarà calante così come lo è stasera, recati alle antiche rovine di Minos, assicurati che nessuno ti segua… segui gli impulsi provenienti dai tuoi simboli argentei, ed esso si rivelerà a te… ora non capirai, ma tra anni tutto ciò avrà un senso, Buona fortuna Ithil!…e come diceva sempre tuo padre… Vanya Sulie! (che i venti ti siano favorevoli) >>

Allora l’anziana si avvicinò ad essa, le diede un bacio sulla fronte in segno di buon auspicio, le sussurrò qualcosa e, successivamente, con grande stupore, si trasformò in una grande, vecchia e saggia aquila… proprio quella che vide sul frassino il giorno precedente!Successivamente Yggdril partì per il suo ultimo volo in quel cielo azzurro… volò altissima, ma prima di toccare le nuvole si dissolse nel cielo e scomparve per sempre da questa terra.La ragazza, attraversata da un mix di sensazioni, sia per l’intero accaduto, sia per la destabilizzante scoperta che quell’anziana druida fosse sua nonna (questo era ciò che l’anziana le sussurrò) decise di ritornare alla colonia per avvisare la sua gente che l’indomani sarebbe partita. Alla fine non c’era quasi nulla lì che la tratteneva. Sua madre era morta quando era soltanto una bimba, di suo padre non conosceva nemmeno il nome, e l’intera colonia evitava di parlarne, si diceva soltanto che fosse scomparso misteriosamente anni addietro.

A dirla tutta, preferiva la solitudine a quel continuo brusìo di folle, sembrava che parlassero sempre di inutili questioni, per questa ragione passava ore ed ore allontanandosi nelle sconosciute profondità marine, attirata da pesci, alghe e coralli dalla strana forma, ma era soprattutto l’ignoto del mondo terreno che l’affascinava.

L’unica persona a cui Ithil era legata era un vecchio saggio della colonia, Istir Lhoss. Si recava da lui per poter ascoltare le sue avventure e godere della sua conoscenza sulla vita terrena, e anche quella marina. Veniva considerato pazzo dagli altri elfi aquatici poiché parlava di vecchie leggende, di creature e di luoghi segreti. Tutti se ne tenevano ben distanti.

Prima di partire, Ithil decise di andare a salutare il vecchio saggio. A lui raccontò tutto l’accaduto e gli chiese informazioni sulla vecchia storia e le vecchie leggende legate a Minos, anche della sua caduta e di mille altre cose. Amava sentirlo parlare, sarebbe potuta restare lì per ore ed ore, ma decise che era il momento di intraprendere il suo cammino. Allora l’elfa gli pose un’ultima domanda. Dove poter trovare questi druidi della Luna di cui sua nonna le aveva parlato?

Allora Istir evocò una splendida farfalla, protetta da una bolla d’aria, essa iniziò a girare attorno ad Ithil.

Il vecchio le disse di seguirla, poiché egli conosceva un rifugio che i druidi del circolo lunare utilizzavano di tanto in tanto. L’elfa ringraziò il vecchio e decise di donargli la sua collana a cui era appesa una piccola conchiglia così, se si fosse sentito solo, avrebbe potuto guardarla e ricordarsi di lei.

Istir la ringraziò, quasi pianse. La ragazza si mise a seguire la bolla-farfalla, prima nuotando, poi, una volta usciti dall’acqua la bolla scoppiò ed intraprese il suo tragitto via terra.

Dopo qualche ora di cammino, salvo piccole pause, arrivò in una piccola radura dove scorse dei druidi in lontananza, inizialmente si nascose dietro ad un tronco, ma i druidi sentirono la sua presenza, la stavano aspettando. Ithil si fece coraggio ed uscì allo scoperto. Disse ai druidi che Ygddril l’aveva mandata.

Da quel giorno la ragazza iniziò il suo addestramento come druido.

Essa implementò le sue capacità, la sua conoscenza e le sue risorse, imparando a controllare vari incantesimi. Durante gli anni si rivelò assetata di conoscenza, e non perdeva occasione per porre domande di ogni tipo ai vari membri del circolo.

Un giorno, un vecchio druido le raccontò di aver incontrato suo padre e di aver navigato con lui nel periodo precedente alla seconda spedizione dell’Australia Secunda, dove suo padre era presente. Egli era Reviol Estel, uno dei druidi scomparsi durante quella spedizione, di cui non se ne conoscevano le sorti, e che portarono via con sé antichi segreti, forse persi per sempre.

Con il passare del tempo conobbe i vari membri del circolo, ma il druido a cui si legò maggiormente, probabilmente anche sentimentalmente fu Gwindor Mellen, un bellissimo elfo acquatico con una lunga e liscia chioma argentea.

Dopo alcuni giorni arrivò al Porto di Capo Ventura, ed iniziò a chiedere in giro di navi che avrebbero dovuto compiere una rotta che le si addiceva. Dopo vari tentativi falliti finalmente trovò il capitano di una nave, un uomo di nome Cirdan, detto il Timoniere. Egli doveva recarsi a Nord-Est per raggiungere un’isola del nord per poterla esplorare. Quest’ultimo decise di aiutare Ithil a raggiungere la sua meta.

Una volta salita sul vascello, che Cìrdan chiamava la Vingilot 462, l’elfa iniziò a fare varie domande, sia riguardanti la nave ed il suo funzionamento (dopotutto era la prima volta che saliva su una “cosa” del genere) sia sulle mansioni svolte dai membri.

A metà del suo percorso Ithil scoprì cosa fosse un Pioniere, e che Cìrdan era uno di essi. Egli era un membro della Gilda di esploratori più famosa del continente, la Loggia di Capo Ventura. La sua principale ambizione era quella di poter diventare Gran Maestro. Egli, dunque, sapeva di dover compiere un’impresa eccezionale: superare la cintura d’Onice e mappare l’Oceano d’Oriente.

A questa notizia l’elfa fremette. Avrebbe voluto continuare a salpare con quel vascello, e con quelle persone, ma prima di ciò, aveva una missione da compiere, sebbene non sapeva esattamente quale fosse.

Mentre parlavano sentirono dei rumori provenire dalla stiva. Tutti si allarmarono e corsero a controllare, ma senza trovare nulla. Probabilmente era caduto qualcosa.

Arrivati quasi a destinazione, dal vascello calò l’ancora. Ithil si tuffò in mare raggiungendo a nuoto le profondità del freddo oceano, per riscoprire quel territorio che un tempo era stato glorioso. Nuotava tra i vari resti, templi, costruzioni, tutte andate distrutte.

Ad un tratto i disegni argentei sul suo corpo emanarono una luce bianca e celeste, quasi come se si fossero attivati nelle vicinanze di qualcosa. Sentiva delle voci che la chiamavano, che la attraevano verso una meta ben precisa. E lei si lasciò guidare... allontanandosi dalle rovine centrali.

Da lontano scorse una vista meravigliosa… una grotta, da cui fuoriusciva un fioco bagliore, dello stesso colore proveniente dai disegni del suo corpo. Erano quasi all’unisono.

Si avvicinò. Riuscendo a scorgere la forma di un tridente, corse…ma mentre stava per afferrarlo sentì una malvagia risata.

Ad un tratto, da dietro un grande corallo rosso sangue sbucò un’orrida creatura appartenente alla razza dei Sahuagin, chiamati anche diavoli marini, da sempre acerrimi nemici degli elfi acquatici.

Thaur Beleg, disse di chiamarsi. Stringeva un enorme arpione/lancia nella mano sinistra, e puntò Ithil con l’intento di ucciderla, affermando che il tridente nella grotta era una sua proprietà, sebbene non riusciva a prenderlo, e gli si mostrava come una visione.

Combatterono animatamente, nonostante la poca esperienza e la differenza d’età, l’elfa riuscì a tenergli testa, ma una mossa sbagliata le costò un colpo che le squarciò una parte del volto, riempiendo la limpida acqua attorno ad essi di un colorito rossiccio.

Thaur stava per darle il colpo di grazia, ma la sua lancia fu fermata all’improvviso.

Era Gwindor, che riuscì in tempo a trovare la ragazza. Quest’ultimo l’aveva seguita sin da Nuova Minos, nascondendosi nella stiva della Vingilot, poiché sapeva che si sarebbe invischiata in qualcosa di pericoloso.

Gwindor, che era molto più preparato in battaglia rispetto all’elfa, ingaggiò un combattimento con il Sahuagin, permettendo ad Ithil di arrivare alla grotta, prendere il tridente e scappare per mettersi in salvo.

Capo Ventura

Ithil riparte da Capo Ventura con la Vingilot per partecipare alla Grande Adunata chiamata dalla Loggia per fronteggiare una volta per tutte la Fortuna dell'Imperatore, e scende nelle profondità marine insieme ai quattro della Biancospino che combattono contro la nanbo Nefertari. Dopo aver combattuto alcuni mostri che abitano le rovine di Minos, un'esplosione incredibilmente acuta distrugge ogni cosa, uccidendola.

Dati di Gioco

  • Scheda [D&D 5e][1]
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