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QUESTA PAGINA CONTIENE SPOILER


La Canis Maior fu presumibilmente una nave pirata originaria di Haritu, che solcò l'Oceano d'Oriente. Esistono numerose testimonianze sparse sulle isole della sua presenza, perlopiù sotto forma di storie e leggende oppure attraverso una strana corrispondenza avuta tra due tali, Alan e Fuldin, che sembrano in qualche modo connessi alla nave delle leggende.

Descrizione

La Canis Maior è attualmente un relitto incagliato su un atollo nell'Oceano d'Oriente che presenta diverse falle causate da palle di cannone ed esplosioni magiche, precedenti ai successivi danni da incuria; non è possibile capire da quanto tempo esattamente la nave è affondata per via del trattamento magico rallenta-invecchiamento sul legnoscuro di cui è composta.

A bordo sono rimasti solo detriti; nella cabina del capitano è possibile trovare diversi femori incorniciati, mentre nella stiva - in quella che sembra la cucina - sono sopravvissute alcune ciotole di ceramica con nomi in Comune di Haritu incisi al di sopra (Alan, Husk, Levriero).

Storia

"Molto tempo fa i pirati d'Oriente seguivano codici e regole; c'era una sorta di equilibrio tra le forze del mare, i corsari e i criminali, e commettere crimini era come una scommessa contro le forze della giustizia. Tuttavia anche il più arguto dei piani doveva rispettare il Codice. Questo ci rendeva criminali...e non mostri.

[...]

Fummo soppiantati da una nuova stirpe di Cacciatori di Draghi che non hanno rispetto per nessuno. Si dice fossero guidati da un’Ombra Vivente. Quando ci attaccarono, la Canis Maior è riscì a trascinarsi fino a quest'atollo desolato e l’equipaggio sopravvissuto ha iniziato a morire di fame e di stenti, fino a diventare cannibale. Questo ha condannato le anime della ciurma alla dannazione eterna."

Atollo dei Segugi


La maledizione ha trasformato le anime dlel'equipaggio in mostri canini

  • Qualsiasi avventuriero che si ferma per la notte sull'atollo viene attaccato da un branco di Segugi Infernali (1D6+5).
  • Indagare sulla nave [Cercare CD 25] permette di trovare uno scrigno con un Sign of Sealing nel relitto.
  • Indagare sull’isola conduce al territorio di caccia del capobranco, un Segugio del Massacro che abita una caverna.
    • Se lo sconfiggono, appare loro il fantasma del capitano Levriero che consegna loro le chiavi del forziere della Canis Maior se riescono a purificare la nave; fintanto che l’area non sarà purificata – [Religioni CD18] Bisogna bruciare la nave e lanciare Consacrare, Espiazione o incantesimi simili sui resti - le loro anime torneranno a rinascere come mostri infestanti.
    • E' disposto a raccontare la storia della Canis Maior.
    • Come previsto dal Codice dei Pirati dell'Est, se danno pace alla nave possono appropriarsi del loro tesoro.

Tesoro della Canis Maior

Aprire lo scrigno:

  • Cercare [Ladro] CD 28: Sign of Sealing se aperto con la forza [può essere aperto con la chiave di Levriero]
  • Individuazione del Magico + Sapienza Magica CD 18: Aura di Abiurazione debole
  • Rompere CD 33 || Disattivare Congegni CD 28 || Knock oppure Dispel con prova di LI CD 17 || oggetto Arcane Key
  • Se aperto con la forza: 6D4 in 6m, RIF 17 dimezza e il contenuto viene distrutto

Contiene:

  • Bussola del Segugio – effetto di Localizza Oggetto valido in tutto l’Oceano d’Oriente.
  • Cassaforte sigillata con 300 lingotti [50mo l’uno] nel conio di Haritu

Corrispondenza

#1

Caro F,

mi sovviene solo adesso del tuo problema. Non lo avevo pensato così serioso l’ultima volta che ne abbiamo discusso di persona. Chiederò a Levriero di far rotta nuovamente verso Haritu appena completeremo gli sbarchi.

Tienimi informato, te ne prego.

Tuo, Alan – 1.3.89

#2

Mio caro mastro Alan,

è ora che ti racconti la verità: una sera tempestosa di molto tempo fa un vecchio venne alla mia porta dicendo di vedere il futuro. Lo accolsi credendolo infermo, non rivolse la parola a nessuno per un’intera serata, ma allo spegnersi delle candele mi afferò per un braccio e mi disse che presto una sciagura si sarebbe abbattuta su coloro che chiamavo fratelli.

Mi sveglio la notte pensando a cosa sarebbe accaduto se lo avessi ascoltato.

Fuldin – 18.3.89

#3

Mio sventurato amico,

sono sicuro che chiunque, ammantato di nero e senza proferir parola, potrebbe apparire come un saggio o un misterioso veggente. Scommetterei cento palle di cannone che il viandante non ti ha detto di quale sventura si trattava! Ah, la suggestione! Tutto pare chiaro quando il disegno è finito, mi sbaglio?

Alan – 16.4.89

PS: credo si scriva “afferrò”, non afferò. Chiederò a Beagle se si scrive davvero così, lui sa scrivere bene.

PPS: ricorda che la prossima settimana ci sarà la burrasca, aspetta che le correnti tornino alla normalità prima di inviare nuovamente lettere.

#4

Alan,

la tua saggezza mi rassicura sempre, amico mio. Sono un pover’uomo che della vita ha sempre capito il necessario per vivere, non m’intendo di questioni di magia, lo sai. Pure un corvo con un occhio solo direi che sia parlante, lo ammetto a cuore aperto; ma guardati: la superstizione ha salvato più uomini della ragione, ecco! L’altro giorno chiesi a Digdun se il mostro marino affrontato tempo fa fosse ancora nei suoi sogni: ed egli mi disse di sì. Non l’abbiamo forse incontrato il giorno stesso? La mia settima suocera mi disse che quando un malo presagio si manifesta, aglio e sale debbono sempre essere a portata di mano. Tu mi dirai che non è vero, ma ricordi sulla Miridia, dieci anni or sono? Già fosti capomastro vissuto, ma non ritrovammo mai più quell’isola maledetta dopo averci sparso del sale! Perciò chiamami superstizioso, eppure sono ancora vivo, mio diligente amico.

Fuldin – 2.5.89

PS: Beagle mi deve sei monete d’oro. Ricordaglielo, mentre arguisci sulla mia grammatica.

PPS: Afferò è un arcaismo di Haritu, ci scommetto i pioli del timone.


#5

F mio egregio,

Beagle non ricorda nulla di queste sei monete d’oro, né afferma di aver mai sentito un dialetto di Haritu per come lo descrivi tu. Piuttosto Boxer ha deriso la tua superstizione – e quasi mi sovvien il sorriso a pensarci, pure io – poiché sappiamo tutti che l’isola sulla Miridia altro non fu che un gioco d’ombre di qualche mago a cui tu, mio caro, pestasti i piedi dieci anni fa. Non era forse proprio a Dinsoor che quell’Adamick ti fece numerose proposte per la tua collana d’ossa e tu le rifiutasti tutte perché erano un regalo della tua dodicesima moglie? E poi, scusami se sbaglio, ma dopo quell’episodio, né la Canis Maior né la Roccia di Re si avventurarono più così a nord-ovest per trovare di nuovo quell’isola.

Ah, me codardo! Quante ricchezze abbiamo perso, per colpa della tua superstizione! Quasi rimpiango di averti dato retta.

Dimmi piuttosto di quel viandante: l’hai mai più visto?

Alan – 3.6.89


#6

Caro Alan,

La Miridia affondò due settimane più tardi dopo che ti ebbi avvisato della malvagità di quell’isola: e dopo tanti anni nemmeno mi ringrazi per averti salvato la vita? Non è superstizione, ma prudenza! Ahimè la sventura sulla Canis Maior incombe, come il tuono sul picco più alto di Haritu quando le nuvole si addensano! Con te come Capomastro, comprendo perché Levriero sia nervoso, ultimamente.

Il Viandante, se è di questo che vuoi parlare, se ne andò la sera stessa e mai più lo rividi. Immagino che tu voglia smontare anche la sua oscura presenza, ma ahimè non ti darò corda come faccio al mio solito. La sventura arrivò come predetto, solo questo conosco. Il terrore alato ci prese, e noi fuggimmo e combattemmo poiché fummo imprudenti. Eppure, così poco si può contro una forza della natura così possente e ferina: ti auguro di non incontrarla mai – soprattutto visto che la tua saggezza non ti accompagna più da molto tempo.

F il grande – 28.6.89

PS: Beagle ha la memoria corta. Digli che lo aspetto in taverna al prossimo sbarco. Porterò Gura con me, vediamo se la vista della sua mazza gli rinfresca la memoria.


#7

Fuldin,

Non dovresti firmarti “F il grande” se la tua altezza non supera il metro e quaranta. E la mia saggezza ha i suoi modi di operare, modi a te estranei, amico mio.

La Canis Maior ha ritrovato parte del suo splendore con me come Capomastro, e sono sicuro che navigherà a lungo anche senza il tuo prezioso aiuto; e d’altronde, non è forse un anno che non si vede più la Furia Buia – chiamala col suo nome, per dio! – nei pressi del tuo villaggio? Sono sicuro che abbia fatto il suo tempo, come ognuno.

Piuttosto ho sentito che presto cambieranno nuovamente le correnti. Presto dovremmo trovare un nuovo canale per scambiarci messaggi.

Alan l’immenso – 10.7.89

PS: Beagle sembra nervoso. Dice che Terrier ha le tue monete d’oro, e devi andarle a prendere da lui, e che mai più avrà a che fare con Gura e la sua mazza.

PPS: Ho una nuova ricetta per il fegato di balena, me lo ha insegnato un mozzo di Haritu. Te lo allegherò alla prossima missiva. Ti piacerà.


#8

Mio caro “Alan l’immenso”,

come vedi anche a te piace avere un appellativo!

Piuttosto hai sentito di Oswald il panettiere? Pare che sia morto avvelenato nella taverna, anche se sono sicuro che il veleno non fosse per lui.

Guarda se dobbiamo anche guardarci dal bere in santa pace quando ci godiamo il nostro meritato riposo!


F il magnifico – 26.7.89

#9

Fuldin mio caro,

tante furono le tue doti in gioventù, ma mai ti avrei chiamato magnifico: ti sei forse dimenticato di quella gentildonna che ti rifiutò nonostante gli offristi il doppio del compenso, in quel bordello l’anno scorso? Boxer la trova ancora una gran storia da raccontare alla ciurma quando il morale cala!

Il mio cordoglio è per te, Fuldin. So che tu e Oswald vi conoscevate, quando la Miridia ancora solcava i mari.

Enwari è sempre stato un pessimo porto su cui far scalo, ma questo supera ogni mia più tetra aspettativa.

Ho parlavo con Terrier l’altro ieri e sostiene che quei soldi di cui parli ti sono stati restituiti in palle di cannone durante l’ultimo nostro incontro ad Haritu: sei sicuro di aver tenuto ben conto dei debiti? Terrier non si sbaglia mai su queste cose.

Alan, tuo amico sincero – 9.8.89

PS: Ricetta per il fegato di balena

Taglia il fegato a listelli e lascialo in acqua salata e limone per un giorno, per pulirlo dalle impurità.

Poi prepara un brodo di cipolle, aglio, pepe nero, sedano, pomodorini (freschi è meglio), un pizzico di noce moscata e zafferano, quando bolle aggiungi le patate e falle insaporire per quindici minuti. Aggiungi il fegato e mescola bene, tieni per altri dieci minuti e se il brodo si consuma troppo, aggiungi un po’ d’acqua.

Quando il fegato prende un bel colorito, servi in ciotole con mollica di pane (il sughetto è una meraviglia!)

Non buttare il brodo! Puoi riusarlo per farci la minestra la sera, o bollirci le interiora di balena e farci della gelatina.


#10

Alan, amico mio,

il fegato era ottimo. Ti ringrazio anche per il cordoglio, ma erano anni ormai che non vedevo Oswald.

Non mi pronuncio sulle palle di cannone, credevo che Levriero lo considerasse solo uno scambio amichevole di risorse tra onesti pirati; ma per quanto riguarda quella cortigiana, non la ricordo affatto così la storia! Tra sei giorni approderemo a Dinsoor, prima che cambino di nuovo le correnti. Voglio vedervi al solito posto, per fare baldoria e per chiarire una volta per tutte questa storia!


Fuldin – 12.9.89

PS: ho sentito che da ovest stanno scendendo sempre più spesso pirati spietati – più di noi, a quanto pare! – che non hanno un minimo di rispetto per il nostro codice. Presto impareranno che l’onore e le vele fanno navigare una nave! Voglio incontrare Levriero, Ursula e gli altri per discutere del da farsi. Il codice è legge!

Aneddoti

Parte prima

Era il 1881 quando la Canis Maior si imbarcò da Lalibela dopo aver razziato nuovamente il banco dei pegni dell'Osteria della Spelonca. Non in senso letterale: la legge dei pirati di Haritu, famosa in tutto il Secondo Cielo, vietava la razzia delle taverne, bettole, osterie, locande e case di compagnia di ogni porto in cui uomo avesse mai messo piede, nessuna eccezione. Uomini di mare, sapete? Sempre attaccati alle loro cose, rispettosi solo verso i loro simili e diffidenti da ogni cosa che non galleggia sull'acqua salata.

Il Capitano Levriero era un uomo dalla stazza insolita. Alto, altissimo, uno spilungone che superava i due metri per qualche centimetro mal riposto sul suo lungo collo, che madre natura aveva per errore tolto invece alla larghezza delle sue spalle. Sembrava quasi il riflesso d'un uomo normale di fronte ad uno specchio tirato per le estremità verticali. Un paio di baffi sottili come capelli di dama adornavano una bocca impettita ed uno sguardo fiero e stralunato; coloro che avevano avuto il piacere di fare affari con lui, dicevano che non accettasse mai niente che gli fosse posto direttamente: chiedeva sempre di poggiare i sacchetti colmi di monete su di un bancone, una seggiola, o qualsiasi cosa avesse abbastanza a tiro - si dice una volta perfino la testa del suo primo ufficiale! - e dopo, solo dopo, si adoperava per prendere possesso degli oggetti. C'è chi dice che non sopportasse il contatto con la pelle altrui, altri che derivava da un'educazione nobiliare di qualche casato decaduto per la superbia, altri ancora che fosse stato maledetto da Procan in persona per aver rubato la sua capacità di onniscienza sul mare. Circolano molte storie sulla Canis Maior, "la Inevitabile", la nave che poteva trovare un uomo anche se nascosto sul fondo del mare, o dentro una giungla, o perfino nelle fauci di un vulcano. Ma quelle altre storie le lascio per un giorno più propizio. Magari la prossima volta vi parlerò di come il cannoniere Beagle perse a dadi con la Morte e riuscì a tenersi stretta la sua vita solo grazie ad un occhio finto e ad uno zoccolo di cavallo arrugginito.

Parte seconda

Non si era mai vista una tempesta così perduratura. C'è chi tra l'equipaggio non credeva a queste storie, come il timoniere Alan, e chi invece come Bulldog era nato per raccontarle. Il nano, tozzo e col naso schiacciato dalla mazza di un hobgoblin in un'epica rissa da taverna durata tre giorni e tre notti, aveva da sempre avuto una predilezione per questo genere di cose. Sua nonna si dicesse avesse fatto da sguattera per un certo divinante di carte più di cinquemila lune fa, e aveva appreso molte storie sugli Spiriti che governavano il Secondo Cielo e sulle sue più orribili maledizioni. Al caldo del fuoco della taverna, l'intera ciurma era accovacciata intorno a lui per ascoltare di terribili racconti di un colosso dalle ossa di pietra che comandava i mari e le bestie che lo abitavano, e della sua eterna lotta contro il gigante armato di lancia che invece cavalcava i fulmini e spadroneggiava sui cieli. E quando ogni cento anni questi due s'incontravano, per caso o malaventura, ecco che iniziavano a combattere ed il mare s'agitava per fermarli prima che potessero distruggere il mondo con il loro eterno ardore per la battaglia. E così le tempeste che duravano più di una settimana, erano sicuramente segno che i due si erano nuovamente incontrati, e guardando a lungo l'orizzonte si poteva perfino intravedere lo scintillio delle loro armi sfolgoranti.

Carlino e Maltese, i due halfling delle vele, si erano catapultati alla finestra lottando tra loro per accaparrarsi il posto migliore da dove vedere il mare, mentre gli altri impauriti sputavano per terra e invocavano la clemenza di Valkur.

Tutti tranne Boxer e Husky.

Parte terza

I due si erano conosciuti sul campo di battaglia molto tempo fa. C'è chi dice che Boxer fosse il sergente e Husky il caporale, altri dicono l'esatto opposto. Nessuno però si ricorda il nome dei campi di battaglia sul quale combatterono, né sotto quale vessillo.

Boxer era un uomo dall'aspetto fiero i cui occhi non conoscevano la paura; rimproverava spesso a Levriero dei suoi metodi acuti e subdoli nel gestire le situazioni, mentre lui, più smaliziato, non era uno a cui piacevano i giri di parole. Forse per la sua impavida determinazione e testardaggine, non rifiutava mai una sfida con nessuno, che si trattasse di una gara di bevute, di una partita a Grazia Malevola o di un duello all'ultimo sangue.

Per questo motivo e per molti altri, Husky aveva deciso di seguirlo anche dopo aver appeso al chiodo l'armatura. Chiunque nella ciurma poteva confermare che il buon senso di Husky, leggermente più anziano di lui, aveva frenato l'indole di Boxer molte più volte di quante se ne possano contare sulle dita di un Girallon. Sbuffando, col tempo Boxer gli era diventato riconoscente.

"Quante stronzate" - Boxer parlava con le labbra attaccate al boccale pieno di latte caldo e miele, seduto ad una seggiola del bancone dell'osteria, non abbastanza lontano dal camino per non sentire i latrati paranoici del veggente del branco - "Tu credi a queste storie, Husk?"

La risposta di Husky arriva immediatamente. L'uomo punta gli occhi color ghiaccio la fuori dalla finestra, dove lo scroscio battente e i tuoni imperversano da giorni: "Non ha importanza. Il capitano dice di non uscire con la tempesta."

Boxer si volta verso di lui con notevole disappunto. "Non puoi avere un'opinione tua, per una volta? Il capitano avrà anche dato i suoi ordini, ma tu puoi anche essere in disaccordo, sai?"

"No." - secco e impassibile, Boxer viene ammutolito e torna a bere lentamente il suo latte caldo.

Parte quarta

Levriero si avvicina al tavolo in quel momento. "Vorrei, uhm..." si arriccia i baffi, annusando intorno - "Un piatto di salsicce. Grazie." L'oste gli porge il piatto, ma il capitano, indispettito, lo guarda quasi ringhiando. Boxer sospira, prende il piatto dal proprietario della locanda e lo posa delicatamente sul bancone di fronte a lui. "Ecco, capitano."

Levriero, compiaciuto, prende il piatto e fa per portarlo altrove, quando Husky gli si para davanti: "Quanto tempo ancora staremo qui, capitano?"

"Quello che necessita alla tempesta di placarsi." risponde con voce calma e pacata.

"Ricevuto, capitano." abbaia Husky, mettendosi da parte tutto impettito. Quando Levriero si allontana abbastanza da non udire le loro voci, Boxer domanda al suo compare: "Vuoi andartene da qui, eh, Husk?"

"No."

"Sì, invece" la voce di Boxer non ammette repliche "ti sei stancato di tutte le storie sugli Arconti e le streghe marine e vuoi fare un giro dell'isola, non è vero?"

"Il capitano ha detto che dobbiamo restare qui."

"Sarà divertente!" - scodinzola Boxer sottovoce - "Un giro per l'isola a caccia di tesori, sotto la pioggia, con il fango a sporcarci gli stivali...!"

"Il fango..." mormora tentato Husky, ma poi si riprende, impettito come al solito. "No. Il capitano ha dato ordini."

"Il capitano ha anche ordinato solennemente di tenermi d'occhio, dopo il casino del mese scorso, mi sbaglio?"

"Ha ordinato di tenerti lontano da ogni osso incustodito che vedi."

"Quindi...adesso io sto andando nel retro, lì c'è una porta che dà sulla strada. Se io esco e mi faccio un giro e trovo qualche osso, tu...!"

"Non ti permetterò di uscire! Il capitano ha detto-"

Boxer scatta verso il retrobottega, e ma tutti gli altri sono troppo presi a sentire le storie di Bulldog o a fissare l'orizzonte per prestare attenzione a cosa sta accadendo al bancone. Husky parte alla rincorsa, ma Boxer è più giovane e veloce. In una manciata di secondi è in strada, bagnato dalla pioggia e con le scarpe piene di fango.

"Troppo tardi." abbaia al suo amico. "Se torniamo dentro ora" - continua - "Levriero saprà che siamo stati fuori e che hai disobbedito."

Husky, furioso, gli ringhia contro. "Tu...!" - ma Boxer sa come placarlo.

"Mi segui perché stai eseguendo gli ordini del capitano, Husk. Hai giurato di tenermi fuori dalla portata di quei femori..."

"Un giuramento vale più di un ordine verbale. Legge dei pirati, capitolo 1, paragrafo 13 comma 2."

"Ehr...sì, credo." Boxer aguzza gli occhi sotto la pioggia, guardando la strada deserta di fronte a lui "Che aspetti? Andiamo!"

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