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Barusha è un'isola di stampo elfico situata nell'Oceano d'Oriente.

Descrizione

"Stava, al grembo di Barusha ľimmorta, una Fiamma ferigna intarsiata di scaglie.

Essa pungeva -  e la genía cadeva -, in attesa, sempiterna, di chi potesse carpirne il malcelato Cor..."

Ballata di Barusha, di Sandrine Alamaire

L'isola è pianeggiante, con coste frastagliate interrotte da piccoli golfi pacifici dove sorgono le città costiere; per questo motivo è soggetta a forti correnti ventose e un meteo molto variabile, specialmente sulla costa. Al centro dell'isola si estende la foresta Yechilay, da cui si estrae il legnoscuro, una particolare varietà di legname resistente come il ferro.

Gli abitanti dell'isola si dividono in tre razze:

  • Gli elfi costieri, che sono la quasi totalità, vivono nelle città portuali.
  • Gli elfi selvaggi sono una manciata e risiedono nel villaggio di Samre, nell'entroterra della Foresta Yechilay.
  • I goblin parassitano la società elfica. Alcuni riescono a distinguersi e vengono definiti Ruathar, 'amici degli elfi'.

Dopo gli eventi relativi alla Eurus Septima, alcuni umani si sono stabiliti presso Molo Zefiro. Essi sono solitamente definiti come shem'len (='figli effimeri', per via della vita breve), anche se visti i buoni rapporti con i sovrani instaurati dalla Loggia, anch'essi rientrano nella categoria dei Ruathar.

Come più volte notato dai Pionieri della Eurus Septima, gli elfi barushani sembrano fortemente attaccati alle loro tradizioni; ad esempio il modo in cui Kara Yedilov tentò di prendere il potere usando una tradizione vecchia di millenni, o il fatto che Arsak fosse pronto a morire pur di eseguire gli ordini del suo lord. Come teorizzato tuttavia da Galifar, questo è però il punto di vista parziale di coloro che vivono molto meno tempo, e perciò cambiano idea più in fretta.

La lingua dei barushani è una delle varianti di elfico presenti anche nel Continente Occidentale.

Fu introdotta da Fen'Harel durante i suoi secoli da esarca di Saramar sotto il nome di Alir, e diffuso in ambito magico-universitario.

Culturalmente i barushani non hanno idea di cosa sia un brindisi. Il concetto viene insegnato loro dalla Eurus Septima nell'anno 1491.

Storia

Antefatto

Barusha è rimasta isolata dalle vicende che hanno travolto le sorti dell'Oceano d'Oriente per millenni grazie a due importanti fattori: la caratteristica introversione degli elfi e un antico incantesimo di Fen'Harel.

I sovrani Azamatar e Jazira nascosero la presenza di altre isole al di fuori di Barusha per molto tempo ai propri sudditi, per proteggere la madrepatria dalle numerose minacce esterne e non rendere vano l'incantesimo del Temibile Lupo. Quest'ultimo venne creato dall'Arconte dei Sogni prima di lasciare l'isola come ultimo dono ai suoi compatrioti; è un potentissimo incantesimo di occultamento che agisce sull'intera isola e teletrasporta le navi che vi entrano in contatto dall'altra parte automaticamente. Alcuni marinai sostenevano di aver visto vele verdi a sud virare altrove; la Zephira Nihil venne ingannata dall'incantesimo stesso ignorando la presenza di due Arconti sull'isola.

L'incantesimo viene eluso dalla Eurus Septima proprio grazie alla presenza di Tiberius Harel a bordo; svanisce alla sua morte.

Eurus Septima

Vedi: Eurus Septima su Barusha

Villaggi Goblin

Vedi: Villaggi Goblin di Barusha

Città Costiere

Le città costiere sono perlopiù una serie di squallidi porticcioli destinati alla pesca e al commercio, dominate dall'egemonia magica e politica di Lalibela fino alla riforma del quadriumvirato operata dalla Eurus Septima.

Molo Zefiro

Vedi: Molo Zefiro

Foresta Yechilay

Foresta Yechilay

La foresta Yechilay è il luogo dove una volta sorgeva l'omonimo impero, caduto per mano di Fen'Harel in un orribile tradimento che portò alla morte dell'Arconte del Tempo e alla maledizione in punto di morte che la infestava da migliaia di anni. E' un luogo altamente inospitale abitato da una manciata di elfi selvaggi; prima della sconfitta di Uthen da parte della Eurus Septima, la foresta era invasa da due eserciti di non-morti che ogni notte da secoli combattevano tra loro e contro chiunque altro si ritrovasse in mezzo. Per contro, gli elfi selvaggi si trovavano costretti a praticare attività di brigantaggio sulle strade nei pressi della foresta, assalendo le carovane costiere dalla quale recuperavano il necessario per sopravvivere.

La foresta era inoltre abitata da diversi spiriti guardiani legati all'Arconte del Tempo, ognuno custode di un Crocevia - ossia di un passaggio magico attraverso la foresta che permette di coprire grandi distanze in pochissimo tempo. Uno di questi spiriti, sotto forma di Tressym, verrà ribattezzato Peppino e diventerà il famiglio di Randal Ridley.

"Seguitemi." il capovillaggio si alza dal ceppo e lascia la capanna aspettandosi che voi lo seguiate. Una dozzina di metri vi separa dalle palizzate di legno dove ogni metro e mezzo circa una sentinella armata d'arco fa la guardia immobile come una statua. Da sud arrivano due guerrieri armati più pesantemente con al seguito altre sentinelle armate da mischia, piazzandosi ai lati del grosso portale rinforzato. I capitani d'armata salutano Galifar dichiarandosi pronti ed in posizione; avete l'impressione che gli elfi siano pronti per affrontare un assedio, ma non capite contro cosa. L'elfo che vi fa da guida si rifiuta di dirvi contro chi combatte Samre, portandovi invece sulle mura, proprio sopra il portale.L'ultimo raggio di sole scompare, e gli elfi sulle mura accendono le torce accanto a loro. Cala il silenzio. Anche i rumori della cittadina sull'albero vhenadal scompaiono, come se l'intero villaggio si fermasse allo scoccare dell'ora. "E' ora." commenta Galifar.La foresta viene scossa da lontani echi di urla e clangore. La terra trema lievemente sotto il rumore di passi sincronizzati che proviene dal fitto sottobosco che circonda la radura di fronte le mura a nord di Samre. Poi d'un tratto, da entrambi i lati notate i riflessi tipici del metallo quando colpito dalle luci delle torce sulle mura muoversi verso il centro dello spiazzo insieme ad un ritmo serrato di passi e metallo che stride. Galifar compie alcuni gesti delle mani e lascia che una dozzina di bolle luminose lascino le sue mani per invadere il campo di battaglia, e lì, nella penombra, li vedete: non-morti organizzati in plotoni, perfettamente ordinati e armati. I loro stendardi sono divelti e consumati, le armature arrugginite e decrepite, così come le loro armi. I visi scarnificati, i corpi martoriati da numerose ferite mortali si muovono come se nulla fosse loro accaduto, pronti alla battaglia nonostante la morte.Contarli vi riesce difficile. Sono armati di archi, frecce, spade, lance, scudi, con alcuni di loro che comandano intere squadriglie, dotati perfino di cavalcature non-morte. La palizzata di legno, per quanto ben costruita, non potrà mai fermare un assedio di tale portata, né i pochi arcieri sulle mura possono contrastare i morti abbastanza efficacemente. Galifar stringe il suo bastone tradendo l'espressione pacata ed impavida; avete la sensazione di esservi cacciati in un guaio bello grosso.

La guerra della Foresta vista da Samre

Samre è spacciata.Galifar fa un passo indietro quando Sandrine dà fondo a tutti i suoi poteri da Arconte, stupito da quanta magia possa emanare una singola persona; si ricompone subito dopo, ora però con fare guardingo nei confronti della contessa. "Non ce ne sarà bisogno, non stanotte. Guardate." il dito dell'elfo indica l'armata di morti, schierata di lato rispetto alle mura; le due metà dell'esercito uscite dagli estremi opposti della foresta suonano corni dal rumore sordo e orripilante, seguiti da altri suoni simili che riecheggiano in tutta la foresta. Quindi partono alla carica...attaccandosi a vicenda.I fulmini di Fortunale abbattono uno dei capitani nemici - non capite però di quale delle due fazioni. Allo scontrarsi delle armate, la battaglia infuria con voi semplici osservatori di quanto succede. Qualche freccia fuori portata si ferma al limitare delle mura grazie all'incantesimo dell'Arconte delle Parole, anche se difficilmente avrebbe fatto del male a qualcuno. Galifar, impassibile, osserva la battaglia dall'alto tenendo pronti i suoi uomini; ogni volta che qualche soldato si avvicina troppo alle mura, le sentinelle lo abbattono con frecce infuocate, ma l'episodio non si ripete più di tre o quattro volte nella mezz'oretta che passate lassù.

Sandrine, Fortunale e Galifar assistono alla maledizione della foresta

Anche dopo la sconfitta di Uthen, la maledizione è sciolta a metà; i non-morti ancora abitano la foresta, ma non rinascono più ogni notte. Arsak Yedilov e i suoi Liberi Cavalieri di Fort Adigrat devoti al dio della pace Rao sono impegnati ad aiutare gli elfi selvaggi nel ripulire la foresta dagli orrori putrescenti.

Tempio di Selam

Vedi: Tempio di Selam

Samre

Vedi: Samre

Tomba di Abelas

Vedi: Tomba di Abelas

Arlathan

Vedi: Arlathan

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