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"Rao mi mostrerà la via."

Arsak Yedilov è un elfo, capitano dei Liberi Cavalieri di Fort Adigrat, adepto di Rao e quadriumviro di Barusha.

Descrizione

Le porte del piccolo edificio si aprono lasciando entrare un fascio di luce e l'ombra dell'elfo che si propaga sul pavimento lastricato antecedendo l'ingresso del capitano Arsak Yedilov. I capelli corti color platino e la pelle chiara vi fanno dubitare che lui e Kara condividano una seppur lontana parentela. La figura longilinea che avanza a passo deciso verso di voi ha un'andatura eretta, una postura tipicamente da combattente che riflette gli abiti indossati: un'armatura di piastre d'ottone opaca sotto un cappotto nero con le spalline di pelle e un grosso cinturone alla quale sono legate borse da viaggio, un libro dalla copertina bianca, e un fodero - ora vuoto - dove solitamente si annida l'elsa di una scimitarra. Rispetto all'ultima volta che lo avete visto, di stanza nel campo degli elfi silvani nella foresta, ha una cicatrice nuova di zecca sull'occhio sinistro. Gli stivali sporchi e l'odore vi suggeriscono che avete di fronte un uomo che vive metà della sua vita in groppa al suo destriero, come anche dimostra l'anello gemello a quello di Randal che lo identifica come Libero Cavaliere di Fort Adigrat.

L'elfo si ferma a un metro e mezzo da voi e l'idea di inchinarsi non gli passa minimamente per la testa. "Rinnovo i miei saluti, gente di Capo Ventura. Come posso esservi d'aiuto?"

Che sia un seguace del dio placido non lo deducete solo dal libro sacro attaccato alla cintola; c'è qualcosa nella sua voce, nel modo in cui scandisce le parole, che rasserena le persone che gli stanno accanto. - Arsak Yedilov durante i trattati di Molo Zefiro

Un Libero Cavaliere

Antefatto

Arsak è il figlio della sorella maggiore di lord Iskander Yedilov, ma viene cresciuto da quest'ultimo in nome dei precetti di pace e non-violenza predicati dal dio della pace Rao. In virtù della sua indole serena e pacifica viene inviato a Fort Adigrat per gestire e amministrare i cavalieri, e qui impara l'arte della guerra. Per molto tempo tiene a bada i goblin, respingendoli il più possibile da Ibnat.

Randal Ridley

La sparizione di lord Iskander lo costringe a viaggiare per mezza Barusha con una compagnia di Liberi Cavalieri, ma ciò che trovano sono Randal Ridley e Arrigo Verdini, che una volta portati da lady Kara si uniscono alla missione di salvataggio. Arsak e Randal liberano il falso lord - in realtà Zeez l'Adulatore sotto mentite spoglie - da Negash e lo riportano a Ibnat, ma le cose non vanno come previsto poiché quest'ultimo ordina ai cavalieri una missione suicida a cui Arsak, seppur riluttante, non si sottrae per via dei suoi doveri nei confronti del giuramento compiuto al lord. Fortunatamente Randal riesce a sconfiggere Zeez e ritrovare il vero Iskander, morto assassinato con in mano Eratish'an, il sogno di pace - la scrittura sacra del dio Rao, e la conferisce ad Arsak stesso.

Arsak si unisce a Randal e Arrigo nel pellegrinaggio fino al tempio di Selam, dove si presume che il monaco Ardager possa guarire il disallineamento tra il cuoco e Simikiel della Vendetta che lo porterà inevitabilmente alla morte. Nel lungo viaggio si scontrano prima Maulen Mangiasogni - in cerca vendetta per suo fratello Zeez - e poi sfuggono per un pelo al Cornotonante di Barusha. Giunti al tempio Arsak non trova quello cerca e in piena crisi mistica abbandona il gruppo.

Eurus Septima

I due si reincontreranno dopo la Battaglia di Arlathan presso gli elfi selvaggi. Arsak ha preso i suoi fedeli e si è ribellato all'autorità di Kara giurando invece la sua lealtà al solo dio Rao. Il suo compito ora è aiutare gli elfi selvaggi a ripulire la foresta dai non-morti.

Partecipa ai trattati di Molo Zefiro e viene nominato quadriumviro insieme a sua cugina Kara, Tamara di Selune e Galifar. Prima che la Eurus parta, dona a Randal il libro di lord Iskander come segno di amcizia.

Dopo la partenza della Eurus

Arsak mantiene sicura e in pace l'isola con i suoi cavalieri, dividendosi tra i non-morti nella foresta, i goblin ribelli che attaccano le carovane e il lavoro diplomatico per tenere in pace le singole città, che ora possiedono maggiore indipendenza.